Dino Buzzati e la rosa del giornalista

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Scrittore e giornalista. Giornalista e scrittore. Linkare un personaggio come Dino Buzzati è praticamente inutile e superfluo

Correva il dopoguerra. Lui lavorava già al Corriere della Sera. Poco loquace e troppo spesso riflessivo (strano, non solo per gli addetti ai lavori del tempo). Dava la palese impressione di essere con la testa fra le nuvole. Ma era semplicemente assorto, immerso nei suoi pensieri. Gran lavoratore e poco ambizioso. Prima di sfondare nel giornalismo passa tanta acqua sotto ai ponti. Inizialmente svolge un lavoro oscuro e redazionale. Si occupa di cronaca nera e di avvenimenti musicali che lo tengono inchiodato alla sedia di Via Solferino per intere notti. Per tutto questo, forse, si era guadagnato simpaticamente da tutta la redazione il nome di Cretinetti.

Era una serata nebbiosa. In un appartamento della periferia di Milano una prostituta viene trovata riversa sul pavimento di casa in un lago di sangue. Forze dell’ordine e Scientifica sono già sul luogo del delitto. Arrivano i giornalisti. Scattano immediate le prime supposizioni, le prime foto e le solite congetture.

Per ultimo, stretto nel suo consueto impermeabile, arriva lui, Dino Buzzati. Schivo, con aria quasi di assenza, si guarda attorno. La casa cade a pezzi. Il pavimento è imbrattato non solo del sangue della vittima, ma di sporcizia stantia. Aleggia un odore acre. Cretinetti sembra in balia di se stesso. Gira nervosamente fra le poche stanze dell’umile appartamento. Poi, lontano dai colleghi, nota qualcosa sul davanzale di una finestra. Un lurido bicchiere, colmo d’acqua limpida e pulita, contiene una rosa rinsecchita ma ancora integra. Buzzati si sofferma un attimo. I suoi occhi vitrei fissano la rosa. Un repentino dietrofront. Il rumore impellente dei suoi mocassini riecheggia nel brusio della casa. Lui è già in strada, lui è già in redazione davanti alla sua macchina da scrivere.typewriter-669353_1280
Cosa gli sarà mai balenato? Chi era la donna riversa sul pavimento? Prostituzione, resa dei conti, o qualcosa di più ampio e complesso? Cosa aveva scoperto il famoso giornalista/scrittore nel giro di pochi minuti, anticipando tutti? Cosa lo aveva illuminato? Era forse già sulle tracce di un paventato giornalismo investigativo?

Niente di tutto questo. Se fu un crimine così eclatante, lo ritroveremo negli annali del prestigioso quotidiano. Ma non è certo questo lo scopo di questa storia.

Buzzati, in occasione di quell’episodio, ne trasse un pezzo di enorme impatto emozionale. Incentrò tutto l’accaduto sulla rosa scorta sul davanzale. Bicchiere sporco e acqua limpida, quasi di fonte. Rosa rinsecchita dal tempo, ma perfetta.

In una storia lugubre e raccapricciante, intrisa di tristezza, di visibile sopravvivenza e solitudine, lui seppe scorgerci amore e profondo sentimento.

Chi avrà regalato quella rosa a quella donna? Qualcuno che l’amava davvero, o semplicemente la stimava? Se l’era comperata da sola? Oppure gliela donò semplicemente un’amica? O un cliente che se ne innamorò? O qualcun altro per mera passione? O un parente? Magari un figlio.

Non sapremo mai nemmeno questo. E il celebre scrittore/giornalista si sarà posto le stesse domande.

In una professione dove la notizia a tutti i costi è bramata più della stessa, dove la corsa allo scoop ha il sapore di una gara di rugby giocata sul filo di lana e dove breaking news e web la fanno da padroni assoluti, non c’è più spazio per fermare per un solo attimo il mondo e riflettere. Non c’è più lo spazio per un pizzico di sentimento.newspaper-598906_1280
È vero: compito del giornalista è quello di riportare la notizia com’è, nuda e cruda, senza fronzoli e senza soprattutto opinioni di parte che possano ledere l’altrui reputazione. L’Art. 2 e l’Art. 48 della legge n. 69/1963 sulla deontologia del giornalista parlano chiaro.

Ma quando il gioco delle parti si restringe, quando chi comanda chiede la notizia a tutti i costi, ci si può trovare in difficoltà. Come il Direttore responsabile che in cronaca chiede di sentire il parere del genitore del figlio appena deceduto in un incidente stradale, o della madre, a cui hanno appena stuprato la figlia.

Si, perché, purtroppo, capita anche questo.

Perché allora non aggirare l’ostacolo come capitato spontaneamente a Dino Buzzati?

Il giornalismo, purtroppo, ha perso tanti pezzi per strada. Per farne un Personal branding di successo è necessario prima costruirsi un Soul Personal branding. Termine tecnicamente improprio, ma necessario per recarsi da un fioraio ed acquistare almeno una rosa.

 

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