Esce oggi “Ferragosto”. Intervista a Enrico Franceschini

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Foto Rizzoli
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Gradito e azzeccato ritorno di Andrea Muratori, detto “Il Mura”, giornalista in pensione, in un libro a tinte gialle tutto all’italiana, preferibilmente da gustare sotto l’ombrellone

Una vita come corrispondente per La Repubblica,

Foto Wallpapers

una vita in giro per il mondo, via dalla sua Bologna e dalla sua Riviera Romagnola sin da giovanissimo. Una vita che gli deve certo aver insegnato molto e dalla quale ha imparato molto. E lui l’ha tradotta con successo in giornalismo e libri al servizio dei cittadini e dei lettori. Ma non c’è bisogno di alcuna presentazione per Enrico Franceschini. Dopo la pubblicazione del suo recente e ultimo saggio, La fine dell’Impero, suo diciottesimo libro, lui stesso aveva scherzosamente affermato di essere diventato maggiorenne, ma la piena maturità l’ha raggiunta da un pezzo: con Ferragosto mette in cascina 10 romanzi e 9 saggi per un totale di 19 libri. Non c’è che dire. E, a quanto pare, non è certo finita.

Dopo il successo di Bassa Marea

Foto Rizzoli

arriva in libreria, per l’appunto, Ferragosto, giusto in tempo per offrirci emozioni e sensazioni per un’estate bollente sotto tutti i punti di vista.

Le spiagge traboccano di turisti e il mare è invaso di pedalò. Il caldo è opprimente ed è quasi Ferragosto. Siamo sulla Riviera romagnola e al Bagno Magnani una moglie sospetta che il marito la lasci ogni giorno da sola per raggiungere l’amante. Nel frattempo un fotografo viene assassinato nel suo studio. Ad investigare è ancora una volta Andrea Muratori detto Il Mura, giornalista in pensione e detective per diletto che a sessant’anni suonati si è ritirato in un capanno con il principale obiettivo di pescare, giocare a basket e ripetere vecchie storielle insieme ai “tre moschettieri”, i suoi ex compagni di scuola. Ma dietro a quelli che sembrano una banale questione di corna e un delitto a sfondo pornografico affiora un segreto che risale alla fine del fascismo: la scomparsa del tesoro che Mussolini portava con sé prima di essere catturato e giustiziato dai partigiani. Fra scaltre ballerine della Martinica, trans brasiliane dal cuore dolce, nostalgici del ventennio e sbronze di rum, Andrea Muratori si ritrova coinvolto in una corsa senza tregua per trovare la soluzione del duplice intrigo.

La boa di Ferragosto’. Andrea Muratori lo ripete fra sé come il ritornello di una canzonetta, spaparanzato sulla sdraio, occhi socchiusi, mani incrociate dietro la nuca, piedi appoggiati a uno sgabello, sulla terrazza dell’ultimo capanno in fondo al molo
Foto Enrico Franceschini

 

Con una scrittura semplice, brillante e ironica al tempo stesso, l’autore sa, al solito, confezionare un giallo dai contorni noir che terrà il lettore incollato fino alle ultime pagine.

L’ultima fatica, Ferragosto, per l’appunto. Il periodo perfetto per gustarlo sotto l’ombrellone. Possibilmente sulla Riviera romagnola.

«Spero davvero che sia un libro da leggere sotto l’ombrellone, a partire dal titolo che evoca il mito dell’estate italiana, di cui la Romagna è l’epicentro. È un giallo ma ha anche un po’ i toni della commedia, una lettura leggera, divertente, ma anche con qualche riflessione sulle cose che contano nella vita, a partire dall’amicizia».

Ritorna Andrea Muratori, detto Il Mura, il giornalista in pensione con licenza di detective improvvisato. 

«Sì, è un ritorno perché Ferragosto è il seguito, o il sequel come si dice per i film, di Bassa marea, il mio romanzo pubblicato due anni fa. Stessi protagonisti, un giornalista ultrasessantenne in pensione che fa il detective per non annoiarsi, e i suoi tre ex-compagni di scuola che gli danno una mano. Stessa ambientazione, la Riviera romagnola. Ma il primo si svolgeva fuori stagione, in primavera, questo all’apice delle vacanze d’agosto. E in più tira fuori un mistero italiano: l’oro di Dongo, il tesoro che il duce portava con sé quando fu catturato, non è mai saltato fuori, ma se ci fosse anche un oro di Riccione, nascosto nella villa che Mussolini aveva in riva al mare?».

Foto Nicola Di Ciomma

Eppure il Muratori, da giovane e alle prime armi, lo avevamo già incontrato in Scoop.

Foto Feltrinelli

Due romanzi da pensionato, uno solo all’inizio della carriera giornalistica. Come mai il vuoto in mezzo?

«Ho in lavorazione anche un romanzo che racconta il resto della carriera di questo mio alter ego narrativo. Prima o poi verrà il momento di pubblicarlo. Mi diverto a identificarmi in Muratori o Mura come lo chiamano gli amici. Mi somiglia molto, ma naturalmente non del tutto, a cominciare dal fatto che lui è tornato a fare il pensionato in Italia, mentre io, pure in pensione, sono rimasto a Londra e continuo a collaborare per La Repubblica anche se ovviamente non con lo stesso ritmo di prima».

Andrea Muratori, nel libro precedente, predilige la pesca, il basket, le storielle e i bagordi della sera con i “tre moschettieri” che sono gli amici di sempre. Nei suoi pensieri s’intuisce anche un tono ipercritico nei confronti del giornalismo. È così anche qui?

Foto Nicola Di Ciomma

«Più che critico è nostalgico. Gli dispiace essere andato in pensione, non scrivere più per i giornali. Si sente un po’ messo da parte, come capita talvolta ai pensionati. E poi rimpiange il giornalismo di una volta, quando i giornali avevano un sacco di soldi e gli inviati speciali come lui giravano il mondo in continuazione. Anche per questo, quando in Ferragosto s’imbatte in un mistero che potrebbe consentirgli di fare uno scoop clamoroso e tornare in prima pagina, ci si butta dentro a capofitto senza pensare troppo ai rischi che comporta».

Ha mai pensato, come fanno molti scrittori, di creare un personaggio che abbia una continuità più longeva?

«Ci ho pensato sì e non escludo che sia proprio Mura: ho idee per scrivere almeno altri due romanzi della stessa serie di gialli romagnoli con lui come protagonista. Vedremo se riesco a realizzarli».

Nei suoi romanzi c’è molto di autobiografico.

Foto Enrico Franceschini

A parte Avevo vent’anni e Voglio l’America, in quale libro si ritrova di più?

«Da quando Flaubert disse, Madame Bovary sono io, è chiaro che ogni romanzo ha sempre qualcosa di autobiografico. In verità c’è qualcosa di me in tutti quelli che ho scritto. E nell’ultimo, Ferragosto, mi ritrovo forse più che in ogni altro precedente».

Lei ha girato il mondo come corrispondente. Il suo ultimo saggio, La fine dell’Impero, la dice tutta. Meglio la Russia di Gorbaciov o quella di adesso?

«La Russia di Gorbaciov era piena di speranze, ma poi diede vita a molte delusioni, caos e confusione. Quella di oggi ha più ordine, anche troppo, ma assai meno speranze. Essendo un paese che amo molto, mi auguro che possa avere un giorno entrambe le cose, stabilità e speranza».

La curiosità: ‘Franceschini, cos’è per lei il giornalismo? ‘Sempre meglio che lavorare…’

 

L’America di Biden. Come la vede nei rapporti col mondo arabo?

«Da veterano del Medio Oriente, in cui ho passato sei anni, credo che Biden cercherà di contenere le tensioni che agitano quella regione, dall’Iran al conflitto israeliano-palestinese. Sarebbe bello che potesse far fare altri passi avanti alla pace, ma in questo momento è difficile e il presidente americano ha forse altre priorità».

Adesso come non mai tutti vogliono scrivere, pubblicare libri. C’è la corsa spasmodica ai corsi di scrittura e molti piccoli editori ne approfittano. Ma cosa serve realmente per scrivere un romanzo?

«Bella domanda, senza una risposta facile. C’è una vecchia battuta dello scrittore inglese Somerset Maugham: Ci sono tre regole per scrivere un romanzo. Purtroppo, nessuno sa quali siano. Io penso che serva un’idea originale, tanta determinazione a svilupparla e un po’ di talento a raccontare».

La pandemia ci ha fiaccato sotto ogni punto di vista. Molti hanno additato il mondo dell’informazione come responsabile di molte notizie false e fuorvianti. Dove sbaglia il giornalismo?

Foto free da pixaby.com

«Il giornalismo è un mestiere che si fa di fretta, per cui gli errori sono inevitabili. Ma mi sembra che, sulla pandemia, i giornali più autorevoli abbiano fatto un buon lavoro. Il Covid è servito a distinguere tra l’informazione di qualità e quella che spara notizie sensazionali per cercare di vendere copie».

Dopo molti anni come giornalista e scrittore ha qualche rimpianto o desiderio ancora inespresso?

«Uno ce l’avrei, ma ormai è tardi per realizzarlo: ho fatto il corrispondente dalle Americhe, dalla Russia, dal Medio Oriente, dall’Europa, mi sarebbe piaciuto farlo anche dall’Estremo Oriente, in particolare dalla Cina. Ma non si può fare tutto, sono grato a quello che mi ha concesso il destino».

Da ragazzo, il modo di dire alludeva anche a un altro genere di bilancio: quante avventure hai avuto, questa estate?

 

Sta già pensando ad un prossimo libro?

«Oh yes, come si dice qui a Londra: anzi è già pronto e uscirà a fine anno. Ma per scaramanzia preferisco non dire ancora di cosa si tratta. Intanto avete Ferragosto da leggere».

 

Enrico Franceschini è nato a Bologna il 17 agosto 1956. Giornalista e scrittore ha girato il mondo come corrispondente estero per La Repubblica, pur mantenendo uno stretto legame con la sua città ed una località balneare della Riviera romagnola. Attualmente in pensione collabora ancora con La Repubblica. È autore di 10 romanzi e 9 saggi: 1988 Wall Street-la borsa e la vita- Sperling&Kupfer, 1990 I padroni dell’universo-l’America dei nuovi persuasori occulti-Bompiani, 1992 La rivoluzione di Boris-Sperling&Kupfer, 1994 La donna della piazza Rossa-Feltrinelli, 1996 Amore e guerra nel 1999-Feltrinelli, 1998 Russia-istruzioni per l’uso-Feltrinelli, 2006 Fuori stagione-Feltrinelli, 2007 Avevo vent’anni-Feltrinelli, 2009 Voglio l’America-Feltrinelli, 2012 Londra Babilonia-Laterza, 2013 L’uomo della città vecchia-Feltrinelli, 2016 Londra Italia-Laterza, 2017 Scoop-Feltrinelli, 2017 Vinca il peggiore-66thand2nd, 2018 Vivere per scrivere-40 romanzieri si raccontano-Laterza, 2019 Bassa marea-Rizzoli, 2020 A Londra con Sherlock Holmes-Giulio Perrone editore, 2021 La fine dell’Impero-Ultimo viaggio in Urss-Baldini+Castoldi, 2021 Ferragosto-Rizzoli

 

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