“Il Giorno del Sacrificio” è imminente. Intervista a Gigi Paoli

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Foto Gigi Paoli
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Esce a febbraio la quarta fatica del giornalista toscano ormai consolidatosi anche a scrittore affermato e quotato

Ci siamo quasi. Carlo Alberto Marchi è tornato. Il giornalista-protagonista di Nera dei gialli di Gigi Paoli torna alla ribalta con una nuova avventura ricca, come al solito, di suspence (questa volta ancor di più) e colpi di scena.

Tutto parte in un caldo e soleggiato lunedì mattina di fine settembre a Firenze. Marchi, al solito, si sta recando verso Gotham City, il famigerato Palazzo di Giustizia, quando un’allarmante telefonata del capocronista lo costringe a invertire la rotta verso il Polo Universitario dove c’è qualcosa di molto grave. Ma si sa ben poco. Un muro di poliziotti e ambulanze impedisce qualsiasi passaggio. Ci sono studenti e curiosi e pare sia morto qualcuno. Quando Marchi riesce finalmente a farsi strada gli si presenta uno scenario alquanto terrificante. C’è sangue dappertutto, ci sono una decina di studenti a terra e alcuni corpi sono coperti pietosamente con lenzuola bianche. Le prime testimonianze confermano dubbi spaventosi. Tra quei cadaveri si trova anche l’autore della carneficina che, dopo aver sparato all’impazzata, si è ucciso urlando “Allah Akbar”. Non ci sono dubbi, si tratta di un attentato. Firenze si risveglia nel terrore e il panico aumenta quando le televisioni di mezzo mondo trasmettono un videomessaggio ricevuto da fonte anonima. Sullo sfondo della cupola del Duomo, divorata dalle fiamme, una voce annuncia: «Crociati della città di Firenze, siamo qui. Il Giorno del Sacrificio sta finalmente arrivando anche per voi». È evidente. Ci sarà un altro attentato. Ma dove? Carlo Alberto Marchi ha solo cinque giorni per scoprirlo. Tra misteriosi interpreti arabi, ingegneri nucleari uccisi, Imam e rabbini pacifisti, il giornalista si troverà a mettere a rischio la sua stessa vita.

Complice il lockdown, ma finalmente siamo all’epilogo. “Il giorno del sacrificio” è in dirittura d’arrivo

«Sì, doveva uscire il 22 aprile scorso, ma anche il mio quarto ‘bambino’ ha dovuto fare i conti con il Covid, come tutti noi del resto. Ma il 10 febbraio finalmente ci siamo».

Abbiamo visto la trama, ma questa volta si parla di un Noir dal ritmo più incalzante e serrato. Perché?

«Perché l’ho strutturato come un conto alla rovescia di una settimana. Meno sette, meno sei, meno cinque, fino ad arrivare a… Sorpresa».

Foto Giunti Ed.

Dopo “I misteri di Firenze”, che racchiude i suoi tre libri precedenti, Carlo Alberto Marchi, l’eterno protagonista delle sue storie, è sempre in prima linea. Nei suoi Noir quanto pesa la componente autobiografica?

«Molto, direi. Credo che bisogna sempre scrivere di quel che si conosce meglio. Se non lo fai, se fingi, il lettore se ne accorge ed è deluso».

I Misteri di Firenze
Foto Giunti Ed.

I personaggi della sua letteratura sono reali o inventati?

«Sempre in base al principio di cui sopra, cerco di rapportarmi alla realtà, a quello che ho visto e spesso rubo qualcosa per i personaggi dei miei libri».

Il noto binomio Donata-Lucrezia, fra finzione e realtà. Come si convive col ruolo di giornalista e di padre?

«Difficile, soprattutto per la compressione dei tempi della vita privata. Ma sono un fautore della qualità più che della quantità, anche se forse è un’autogiustificazione…».

Sin dal “Rumore della pioggia”, suo libro d’esordio, lei ha battezzato simpaticamente il Palazzo di Giustizia di Firenze “Gotham City” per la strana architettura in contrasto con le bellezze del resto della città. Semplice questione strutturale o c’è di più?

«Strutturale in primis, ma penso che Gotham sia anche lo specchio di una città che vuole apparire solare ma non lo è affatto, anzi».

Foto Gigi Paoli

Abbiamo visto che, anche se in maniera più blanda e in tempi di pandemia, il terrorismo islamico non si è fermato del tutto. Pensa che con l’avvento di Biden possano aprirsi spiragli di speranza almeno per una tregua?

«Domanda molto complessa cui è difficile dare una risposta sensata in poche righe. Posso però dire che mi auguro che gli Stati Uniti d’America vogliano riprendersi quel ruolo di guida del mondo democratico che hanno sempre avuto ed esercitato».

Lei è stato per lungo tempo responsabile per la redazione della cronaca giudiziaria di Firenze de “La Nazione”. Rimpianti?

«Rimpianti non direi, più che altro nostalgia per un tempo molto bello della mia carriera che mi ha dato moltissimo e che in fondo mi ha anche permesso di arrivare a scrivere dei libri. E poi, in fondo, ero più giovane e avevo addirittura i capelli!».

Foto Gigi Paoli

Il giornalismo, complice l’avvento della tecnologia e dei social, come sappiamo bene, è cambiato da moltissimi anni. Ma cosa serve sempre per essere un bravo giornalista? 

«La curiosità, potremmo dire. Ma io metterei al primo posto di un’ipotetica lista la conoscenza dell’italiano, magari del congiuntivo: talvolta dimentichiamo quanto sia importante».

Foto free da pixaby.com

Gigi Paoli e Carlo Alberto Marchi: li rivedremo presto in una nuova avventura?

«Penso e spero di sì. Ho una grande casa editrice alle spalle, fatta di professionisti straordinari. Se Giunti vuol continuare con me e con Marchi, ne saremo entrambi felicissimi».

 

 

Gigi Paoli (Firenze, 1971), giornalista del quotidiano La Nazione, è stato per 15 anni il responsabile della cronaca giudiziaria della redazione di Firenze e dal 2016 caposervizio della redazione di Empoli. Vive a Firenze. Le prime tre indagini del reporter Marchi, tutte uscite per Giunti  – Il rumore della pioggia (2016, Premio Mazara Opera prima), Il respiro delle anime (2017, Premio Tettuccio), La fragilità degli angeli (2018) – sono adesso disponibili in un unico volume, I Misteri di Firenze (2020). Nel 2020 l’autore ha ricevuto il prestigioso Premio Giorgio La Pira per la cultura.

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