Informazione, Fake News, legislazione e Social in tempo di Coronavirus

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La destabilizzazione che ci tormenta in questo momento di grande difficoltà non è frutto soltanto della paura del Covid-19 ma anche di tutto quanto ruota attorno alle notizie ad esso correlate

Siamo in guerra. Una guerra contro un nemico letale ed invisibile che ci spaventa perché, al momento, non esiste un vaccino e altri rimedi sono soltanto in via di sperimentazione. Le notizie si susseguono ovunque e in tempo reale. Ci allarmano i numeri relativi ai contagiati e soprattutto ai morti. Spesso, però, ci facciamo influenzare negativamente da un panorama globale dell’informazione senza capire esattamente cosa c’è dietro.

Quotidiani e settimanali Da qualche settimana a questa parte c’è stato un incremento del 30/40 per cento delle vendite. Gloria dunque per gli editori.

Traffico Internet In Italia l’incremento è del 40 per cento. E non è solo per i massicci download, il gioco online, i Social, le consuete  ricerche e lo Smart working. Ci sono anche le Testate giornalistiche che, con i loro click e un appropriato SEO, aumentano considerevolmente i guadagni.

I Social di Mark Zuckerberg Il magnate statunitense è visibilmente preoccupato per alcuni shot down di Facebook, Instagram e soprattutto di WhatsApp. Numerosi ingegneri sono all’opera per ricucire temporanei disservizi.

Morale della favola più informazioni (soprattutto in real time) più guadagni per tutti, eccetto che per i giornalisti (anche loro in prima linea).

Quando ci si trova in condizioni d’impotenza vera e propria, di fronte ad un virus così distruttivo, è normale il caos. Sia nelle opinioni, sia nelle azioni. “L’impotenza alimenta la rabbia, e la rabbia esaspera l’impotenza” – citava Roberto Gervaso. La Politica è in continuo subbuglio. I Virologi litigano fra loro. Chiaro che ne sorta un sovraffollamento di opinioni di cui disquisire e scrivere.

Dove sbaglia l’informazione e come proteggersi Abbiamo visto sopra quali sono gli interessi specifici dell’informazione. Interessi che sono sempre all’ordine del giorno e che tendono ad un visibile rialzo nel caso di pandemie o calamità naturali. Stampa e Tv vengono spesso additate come mezzi per creare il panico e l’allarmismo, per i loro Titoli, Sommari e introduzioni alle trasmissioni. Non è sempre esatto. Titolare “È Pandemia” o “Coprifuoco” fa parte del linguaggio giornalistico. Riportare invece gli appena citati titoli quando l’Oms non ha ancora dichiarato lo stato di pandemia o quando non sono ancora state prese precise norme restrittive da parte del Governo, significa creare panico. È capitato anche questo. Scrivere, poi, quanto segue (notizia frequente che si trova in più di una Testata locale online) crea fra i lettori insicurezza e incertezza: “Stando all’Ospedale di… otto delle persone contagiate sarebbero in isolamento domiciliare, mentre due sono ricoverate in reparto e non sarebbero gravi”. La notizia, al contrario, dovrebbe essere così veicolata: “L’Ospedale di… conferma che otto delle persone contagiate sono in isolamento domiciliare, mentre due sono ricoverate in reparto in condizioni non gravi”. L’uso del condizionale nel giornalismo ha un effetto scadente. Non c’è certezza. Meglio creare un buco (in gergo giornalistico significa non dare la notizia) e diffondere l’informazione quando si hanno dati certi in mano. Ma, come abbiamo visto, cliccare sulla notizia genera guadagno, e con l’avvento del giornalismo online questa è diventata una pratica comune a cui non si fa più caso. E tutti, spesso ignari, cliccano e aumentano i guadagni online di chi, alla fine, l’informazione corretta non te l’ha data. Il senso civico dovrebbe esistere anche nell’informazione. Pertanto scegliete quelle due o tre testate (cartacee e/o online) che vi offrano anche continui e aggiornati approfondimenti.

Lo Scoop esiste ancora? Certo. Lo affermano molti importanti giornalisti italiani. Un esempio recente è quello di Fanpage.it al riguardo delle tangenti per la questione dei rifiuti in Campania. Potrebbe succedere anche nel caso di Covid-19. Quale sarà la prima Testata a diffondere in esclusiva la notizia di un vaccino o di un rimedio che escluda la morte? Staremo a vedere.

Fake News. Perché diffonderle? La lista di bufale in merito al Coronavirus è infinita. Dall’utilizzo della Vitamina C e D che lo prevengono a quella che assumere proteine aiuta a produrre i giusti anticorpi necessari a debellare il virus, passando da quella che tutti gli animali sono contagiosi, e per finire con l’assurdità che le scarpe sono infettive. Stiamo parlando di fake gratuite, buttate in rete solo per vedere l’effetto che fanno. Ce ne sono molte altre. Anche un bambino non ci cascherebbe.

Più d’impatto sono le fake news che invece sostengono che il Coronavirus sia un’arma creata appositamente in laboratorio, oppure che sia accidentalmente sfuggito al controllo dei cinesi o che sia stato creato per per scopi politici e bellici fra Russia, Francia, Cina e Stati Uniti. Il tutto fa parte di un gruppo di siti, gruppi Facebook e web-tv nati per fini di complotto. In sostanza si tratta di personaggi che per ogni situazione d’importanza collettiva e mondiale intravedono sempre giochi di potere. Ne è esempio soprattutto la web-tv “Il Vaso di Pandora” che ha scatenato recentemente l’ira di molti media. Il video che segue è stato (ed è ancora adesso) veicolato su WhatApp scatenando da parte degli utenti panico, dissensi e parecchia credibilità.

In sostanza per creare fake news di rilievo ci vogliono senz’altro dosi massicce di creatività, fantasia ed immaginazione associate a buone competenze narrative. È come creare una mini-storia, o un mini-romanzo. Non è la prima volta che scrittori importanti approfittano delle bufale per sviluppare romanzi di successo. Ci sono molti modi per progettare fake news, ma ognuno di loro è indirizzato verso una specifica area. Notizie false, deformate e  imprecise modificano la percezione di elettori, consumatori, investitori oppure dei semplici cittadini nelle scelte di tutti i giorni. E all’interno di situazioni particolari e specifiche, come nel caso di pandemie o calamità naturali, fanno la differenza tra seguire un certo tipo di consenso sociale piuttosto che un altro. Ci sono ambiti più soggetti a recepire queste false informazioni: salute, alimentazione, politica ed economia.

Spunti legislativi di riflessione L’Art. 21 della nostra Costituzione nel suo incipit recita quanto segue: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Nello stralcio dell’Art. 2 (legge n.69/1963) diritti e dei doveri del giornalista in ambito deontologico si afferma:“È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza di norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”. Al riguardo delle fonti (sempre Art. 2 Legge n. 69/1963): “Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte delle notizie”. Lo stralcio dell’Art. 200 del Codice di procedura Penale spiega: “…Tuttavia se le notizie sono indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro veridicità può essere accertata soltanto attraverso l’identificazione della fonte della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue informazioni. Il segreto professionale può, quindi, essere rimosso con ‘comando’ del giudice”. L’Art. 48 (stralcio sempre legge n.69/1963), in termini deontologici e di procedimento disciplinare, sancisce: “Gli iscritti nell’Albo, negli elenchi o nel registro che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’Ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare”.

I Social Informazione a parte, sono sempre più saturi di ogni genere e tipo di schifezza dove serpeggia la cattiveria, l’ignoranza e il fai da te. In questo periodo controverso e difficile ci sono (meno male…) anche messaggi di positività e speranza. Ma la caccia all’untore sta diventando di moda e non solo a causa del Coronavirus. È tutto buttato lì in un calderone senza controllo e senza arte e né parte dove ormai le ricorrenti segnalazioni lasciano il tempo che trovano. Facebook in primis ha tutta l’aria del Bronx più spietato e assomiglia molto al mondo buio e cupo del famoso film del regista John Capenter1997 fuga da New York“. Dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, le promesse e i buoni propositi di Zuckerberg, poco è stato fatto. Non ci sono ancora adeguati algoritmi che siano in grado di eliminare in automatico post offensivi e denigranti? Ci arriveremo mai? È sempre questione di click, di marketing, di introiti, anche se il colosso americano soltanto l’anno scorso aveva affermato sulle pagine di Internazionale che mai avrebbe creduto di aver creato un giocattolo così complesso e difficile da controllare. Verità o scappatoia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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