Papa Francesco: “Dio, non lasciarci nella tempesta”

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In una Piazza San Pietro deserta sferzata da una pioggia battente e in un clima a dir poco surreale il Pontefice regala l’Indulgenza Plenaria a tutta l’umanità

Sono le ore diciotto di un venerdì buio e tempestoso, avrebbe sentenziato Charles M. Schultz nei panni di Snoopy, nella storica striscia a fumetti Peanuts da lui creata. Ma purtroppo non si tratta di un fumetto, né tanto meno di quelle battute divertenti che circolano copiose sui Social al riguardo del Covid-19 per stemperare lo spettro del virus assassino.

Siamo di fronte ad una spietata e triste realtà, a un movimento naturale che giorno dopo giorno ci mette in ginocchio e che sicuramente induce chiunque alla riflessione.

Ma quella di Francesco non è solo Preghiera ma un invito concreto alla speranza e a volgere il nostro sguardo al volto di un Dio misericordioso che tutto accetta, perdona e risolve.

Il passo faticoso e dinoccolato del Papa è sicuramente l’immagine di un mondo che, di fronte all’umana impotenza, zoppica e dimostra i propri limiti e la propria “giustificata” rabbia.

Ci siamo ritrovati impauriti, smarriti per una tempesta che ci ha colto tutti di sorpresa, proprio come nel Vangelo di Marco (4,35-41) citato dal Pontefice:

In quel giorno, verso sera, Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”. E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”.

Dice Francesco: “da settimane sembra sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città. Si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio. Si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non è il tempo del Tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri per guardare a tanti compagni di viaggio che nella paura hanno reagito donando la propria vita. È la vita dello Spirito capace di riscattare , di valorizzare e dimostrare come le nostre esistenze sono tessute e sostenute da persone comuni, solitamente dimenticate, che non compaiono nei titoli dei giornali e delle grandi passerelle e che scrivono oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti altri, e tutti quelli che hanno capito che non ci si salva da soli”.

“Davanti alla sofferenza – prosegue Bergoglio – sperimentiamo la preghiera di Gesù: tutti siamo una cosa sola. C’è tanta gente che ogni giorno infonde speranza senza seminare panico ma corresponsabilità. Quanti, fra padri, madri, nonni e insegnanti mostrano ai nostri figli con gesti quotidiani come affrontare questa crisi riadattando le abitudini e stimolando la preghiera! Allora perché avete paura? Non avete ancora Fede?”

“E allora cari fratelli e sorelle – conclude il Papa – scenda su di voi, come un abbraccio consolante la benedizione di Dio”.

La preghiera, il bacio ai piedi del Crocifisso di San Marcello (una leggenda racconta che fu quello che salvò i romani dalla peste del 1500) e la meditazione davanti al Santissimo sono la cornice conclusiva prima della benedizione finale Urbi et Orbi in un modello semplice, silenzioso, esclusivo che si amalgama perfettamente alle circostanze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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